Primarie: quale idea di politica nascondono?

di Salvatore Salzano (26 aprile 2017)

 

Il 30 aprile si terranno le primarie per la scelta del nuovo segretario del PD.

Le primarie sono una “novità” introdotta da circa una decina d’anni per “portare democrazia nella partecipazione politica”. Da molti sono ritenuti una cosa neutra, uno strumento di partecipazione come un altro.

Personalmente ritengo che siano uno strumento dannoso che sottintende una idea della politica decisamente lontana da quella della diretta partecipazione a cui si vorrebbero, a parole, ispirare.

Ricordo che quando ero iscritto a SEL una delle ragioni che portarono ad allontanarmi fu proprio la scelta di partecipare alle primarie di Italia Bene Comune (che pure non era affatto un progetto politico sbagliato!) e poi addirittura alle “parlamentarie” che ne seguirono.

Scegliere di utilizzare o meno uno strumento come le primarie non è una questione di scegliere se andare a cinema o al bar, ma si tratta di una scelta che sottintende una concezione della politica ben precisa.

Se crediamo, come io credo e come è scritto nella nostra Costituzione, in una democrazia rappresentativa, e non all’assemblearismo o peggio al populismo, ne discende, evidentemente, che assegniamo un ruolo centrale ai partiti come organismi di rappresentanza delle persone nelle istituzioni: i partiti sono l’unico modo tramite il quale milioni di persone possono far rappresentare le loro idee nei luoghi dove si decide la politica nazionale.

Ovviamente per chi è un democratico, e ritiene che tutti i cittadini debbano concorre alla formazione della politica nazionale, sono da escludere i partiti padronali, quelli dove un capo comanda a prescindere dalla volontà degli iscritti.

Chi è democratico ha una idea di partito in cui le persone discutono, crescono, militano, prendono decisioni discutendone. La militanza politica, nel XXI secolo, è probabilmente diversa da quella del ‘900, ma implica sempre una forma di partecipazione diretta e organizzata in un partito, insieme ad altri con cui si condividono idee e azioni. Insomma: anche se con i modi del XXI secolo, pur sempre di partito si tratta.

Non possiamo pensare che la partecipazione politica sia limitata solo a mettere qualche “mi piace” su Facebook!

La conseguenza logica, è allora una sola: gli organismi dirigenti di un partito, la classe politica mandata a rappresentare le idee di quel partito (e dei suoi sostenitori) nelle istituzioni, si deve formare all’interno del partito, anche, ovviamente, attraverso il lavoro che il partito deve svolgere in mezzo alla gente (lavoro che oggi significa anche stare sui social, ma anche, e soprattutto, nelle piazze e nei luoghi veri della società).

In questo modo nei partiti si fanno avanti le persone più motivate, competenti, appassionate, quelle che possono dare il miglior contributo alla politica del Paese. Si seleziona il meglio della classe politica per il paese. Tutto il contrario di quanto accade oggi!

Ovviamente ciò non significa affatto essere chiusi ai contributi che arrivano dalla società civile, ma questa non è una novità: già il PSI e il PCI, negli anni della Prima Repubblica, facevano eleggere degli indipendenti nelle loro liste, ma si trattava di personalità autorevoli, e sui cui valori non c’era da eccepire!

Le primarie invece non hanno nulla a che vedere con questa concezione della politica, sono solo una scorciatoia mediatica fatta per far credere alle persone di contare qualcosa nella formazione di una linea politica di un partito che in realtà non gli appartiene.

Se una persona vuole partecipare, lo faccia insieme ad altri, scelga un partito, una associazione, quello che vuole, e  p-a-r-t-e-c-i-p-i, semplicemente, dedicando un po’ del suo tempo. Fra l’altro partecipare alla politica è anche un bellissimo gesto di amore per la propria nazione: dedicare il proprio tempo, gratis, per cercare di migliorare l’Italia, è un gesto di importanza immensa!

Le primarie sono altro: lasciare che una volta ogni tre anni alcune migliaia di persone, che non hanno discusso e condiviso nulla o quasi, persone che non hanno provato a “fare qualcosa” di politico insieme ad altri, possano scegliere gli organismi dirigenti di un partito non significa “dare alla gente un modo di partecipare”, al contrario, significa annullare la partecipazione di quelli che la politica, dal basso, la fanno veramente. Significa la morte dei partiti, e la verità di questa affermazione è sotto gli occhi di tutti: quante tessere ha oggi il PD? Quante sezioni sono realmente aperte e funzionanti sul territorio?

Oppure, peggio, sono solo un modo per qualcuno, con un po’ di soldi e di sponsor adeguati, di prendere il controllo di un partito.

No, le primarie sono la morte della partecipazione, e possono convenire solo a chi vuole azzerare la partecipazione dei cittadini!

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