Il “socialismo muore” con gli opportunisti alla Valls

Presentiamo questo intervento di Emanuele Macaluso, pubblicato su Facebook

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Emanuele Macaluso – 11 Maggio 2017

Su questo spazio, più volte, abbiamo discusso sulla crisi che attraversa il socialismo europeo. E abbiamo anche ricordato che la contraddizione più evidente è il fatto che, di fronte alla globalizzazione del capitale finanziario e la rivoluzione tecnologica segnalata soprattutto dal digitale, i partiti socialisti non sono stati in grado di avviare un vero processo di unità in un partito con una sua politica europea, anzi retrocedendo in un “riformismo nazionale” che ha avuto come protagonista un personale che si è definito liberal-democratico fautore di politiche liberiste che ha teso essenzialmente a ridimensionare il welfare.

In questo quadro è prevalso il “blairismo” interpretato con una carica opportunistica e carrieristica da persone che non avevano nemmeno la storia di Blair. È il caso dell’ex primo ministro francese Manuel Valls. Il quale ha tentato con le primarie socialiste di concorrere alla presidenza della Repubblica ed è stato battuto da Benoit Hamon, un modesto esponente della sinistra socialista sconfitto malamente al primo turno delle presidenziali. Cosa ha fatto a questo punto il “socialista” Valls? Si è offerto come candidato per le elezioni legislative al movimento del neo eletto presidente Macron. Il quale, però, gli ha dato uno schiaffo dicendogli che per lui non c’è posto. Il Valls per accreditarsi come “macroniano”, dopo la sconfitta delle primarie socialiste, aveva detto che il socialismo è morto. Macron ha capito che il cadavere politico era proprio Monsieur Valls.

Comprendo e conosco le difficoltà per riprendere un’iniziativa che rimetta al centro la battaglia socialista. Oggi ho letto che la sindaca socialista di Parigi Anne Hidalgo e quella di Lille, Martin Aubry, hanno preso l’iniziativa di rilanciare il dibattito nel partito socialista con l’obiettivo di combattere per “l’Europa ecologica e sociale”. Vedremo come andranno le cose, tuttavia voglio ribadire ciò che ho sostenuto in altri momenti. A mio avviso, e anche di tanti altri, il socialismo non è morto anche perché non muore la contrapposizione tra destra e sinistra. E non muore l’aspirazione all’uguaglianza di gran parte dell’umanità. Oggi siamo di fronte ad un momento difficile ma non bisogna arrendersi. Anche nell’area del socialismo occorre combattere per questi ideali con determinazione e programmi concreti contro l’opportunismo e il carrierismo alla Valls.

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