La società si ricostruisce dalla conoscenza.

Proposta di ordine del giorno da approvare nelle conferenze programmatiche provinciali di Articolo1-MDP, proposto da iscritti a Articolo1-MDP e/o componenti del comitato promotore di LEU. Si pregano i compagni di condividerlo nelle proprie riunioni provinciali e proporlo per la votazione. Sarebbe opportuno inviarlo per tempo in modo da consentire a tutti di leggerlo e valutarlo.
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La società si ricostruisce dalla conoscenza.

 

Una società moderna e democratica, in grado di affrontare le sfide della tecnologia, dell’inclusione, della globalizzazione, ha bisogno innanzitutto di cittadini che sappiano agire nell’ambito di un quadro di valori democratici, quali sono quelli della nostra Costituzione, e che abbiano la preparazione culturale per affrontare sì il mondo del lavoro, ma anche per continuare a imparare per tutta la vita ed essere consapevoli dei propri diritti.

Solo cittadine e cittadini consapevoli e preparati possono contribuire in modo efficace alla crescita e al benessere del Paese.

Al sistema di Istruzione pubblico spetta questo importante compito: dalla scuola d’infanzia all’Università, è lì dove si formano le cittadine e i cittadini di domani. E’ infatti riconosciuto da tutti gli esperti del settore che gli investimenti in una scuola di qualità rendono più ricco e migliore il paese che li effettua.

Un sistema scolastico di qualità costa.

In questi ultimi venti anni si è invece preferito usare il sistema di istruzione come un mezzo per far cassa e si è risparmiato sul futuro del paese.

Nascondendosi dietro apparentemente neutre affermazioni di maggiore efficienza e miglioramento della qualità, obiettivi astrattamente condivisibili, ma da perseguire in modi opposti a quanto fatto sino ad oggi, si è trasformata la scuola in un luogo dove la cultura è passata in secondo piano.

Ai futuri cittadini si cerca di impartire solo le poche nozioni ritenute necessarie per poter entrare, con un ruolo sempre più passivo e precario, in un mercato del lavoro asfittico, che invece avrebbe bisogno di persone motivate, ben preparate, consapevoli di portarsi dietro, in qualsiasi lavoro, l’eredità e i valori di una tradizione culturale che ci ha visto, in passato, primeggiare non solo nelle arti e nelle lettere, ma anche nella tecnologia e nella ricerca. Noi siamo la Patria di Rita Levi Montalcini e Adriano Olivetti, solo per citare due italiani usciti dalla scuola italiana di una volta, e siamo la patria di quella moltitudine di operai e piccoli imprenditori o artigiani che hanno contribuito, nel dopoguerra, a rendere l’Italia una delle più grandi potenze industriali del mondo.

E invece di continuare la prestigiosa tradizione e rendere migliore e al passo con i tempi la scuola, invece di valorizzare gli insegnanti, li si è trasformati da professionisti dell’istruzione in impiegati che riempiono carte e lottano per contendersi un bonus umiliante, al quale corrisponde un ancor più misero riconoscimento sociale.

Una scuola povera, senza mezzi, con insegnanti mortificati crea, al di là del valore dei singoli, una società frantumata e rancorosa in cui la lotta tra poveri inizia tra i banchi di scuola perché non tutti possono permettersi di pagare le attività sportive, culturali, ricreative, la mensa e i materiali didattici.

Tutto questo è avvenuto in modo strisciante, in un processo durato oltre venti anni, che ha avuto tra i suoi momenti peggiori le riforme Moratti, Gelmini e, in ultimo, la cosiddetta Buona scuola di Renzi. Queste riforme, al di là dei singoli provvedimenti, hanno avuto la capacità di mutare la finalità e gli obiettivi della scuola italiana.

Dobbiamo cancellare questi venti anni e ripartire da una scuola che si fa comunità educante, che si dà l’obiettivo fondamentale di contrastare la dispersione scolastica e di creare condizioni di uguaglianza sostanziale, come sancito dal secondo comma dell’articolo 3 della Costituzione. Dobbiamo realizzare una scuola ancorata ai principi costituzionali, realmente gratuita, riqualificando e ampliando il “tempo scuola”, recuperando l’eccellenza del tempo pieno, moltiplicando l’offerta pubblica di nidi, rendendo universale la scuola dell’infanzia, una scuola che includa senza alcuna discriminazione e che consenta a tutti i capaci e meritevoli di accedere gratuitamente ai più alti gradi dell’istruzione universitaria, che consenta di essere realmente preparati per affrontare le sfide dei prossimi anni, una scuola che sappia rapportarsi con la società che la circonda: imprese, associazioni di volontariato, sindacati, istituzioni, ma sempre con l’autonomia e la dignità che le competono.

Accanto ai temi specifici della Scuola, bisogna evidenziare come i temi specifici di istruzione terziaria, ricerca, formazione, innovazione, diffusione della conoscenza, delle arti e della musica, sono ovviamente anch’essi condizioni imprescindibili per uscire dalla crisi e per ripensare il futuro del nostro Paese.

L’accesso all’Università, alle Accademie ed ai Conservatori non è solo un diritto individuale di accesso a un servizio ma un investimento strategico.

Nel corso dell’ultimo decennio si è tolto più di 1 miliardo di euro al Fondo di Finanziamento Ordinario e bloccato il turn over. I risultati sono catastrofici: il calo degli immatricolati ci ha portato al penultimo posto in Europa per numero di laureati; il numero di docenti di ruolo e crollato e i giovani ricercatori sono diventati ancora più precari.

Le politiche degli ultimi 10-15 anni hanno indebolito il sistema universitario nazionale, spostando le poche risorse verso pochi poli, provocando la desertificazione di interi sistemi accademici territoriali con un grave impatto soprattutto nel Mezzogiorno.

Senza risorse si lede il diritto all’istruzione. Senza risorse ogni riforma, ogni intervento di programmazione, valutazione e indirizzo è pregiudicato o stravolto.

Ma l’università non è uno spreco di risorse, è un investimento in ricerca e sviluppo che porta vantaggi a tutto il Paese. Un aumento dei finanziamenti è dunque la prima condizione per invertire la rotta.

Occorre agire anche sulle modalità di distribuzione delle risorse, contro lo screditamento del sistema pubblico di istruzione e ricerca che ha portato a dirottare le risorse verso aiuti indiscriminati di dubbia utilità a poche imprese, senza che a questo corrisponda peraltro ad un aumento della loro capacità di innovazione, o a Fondazioni di Diritto privato concentrate nel Nord Italia.

All’interno del problema nazionale di riduzione dei finanziamenti alle Università, c’è una gravissima questione meridionale con spostamento di risorse dal Sud al Nord che si concretizza in diversi modi. Uno è basato su minori finanziamenti agli Atenei in coda alle classifiche di qualità della didattica e della ricerca.

Ovviamente chi ha più finanziamenti meglio riuscirà a produrre didattica e ricerca di qualità, in un circolo vizioso che rischia di portare alla chiusura di alcuni Atenei nel Mezzogiorno. Una finta retorica del merito mira a creare in Italia poche Università di eccellenza, tutte concentrate nel Nord, di fatto desertificando il Meridione e parte del Centro da cultura e saperi (ma anche zone del Nord, si pensi alla Liguria, per esempio).

Tutto ciò coltivando erroneamente l’idea che il Paese possa migliorare e crescere se ci sono punte di eccellenza, concentrate in alcune zone. La strada da percorrere è invece completamente diversa: finanziare e favorire una buona qualità e competenza diffusa su tutto il territorio nazionale, che peraltro esiste già, e, appunto, andrebbe favorita e potenziata.

In Italia l’università è sempre più riservata ai ceti benestanti: solo il 22 % dei giovani che la frequentano, secondo Almalaurea, ha una origine sociale “meno favorita”. Tuttavia il nostro paese non si impegna a rimuovere le barriere economiche all’accesso all’istruzione terziaria. L’Italia risulta uno dei paesi col più basso rapporto tra idonei alla borsa di studio e iscritti all’università. Per ribaltare questo stato di cose bisogna affermare la prospettiva di un ampliamento della gratuità dell’istruzione universitaria.

L’innalzamento dei livelli di istruzione attraverso la generalizzazione dell’accesso all’università rappresenta e deve rappresentare un obiettivo strategico per tutto il paese.

Solo una scuola felice e piena di dignità può essere buona. Solo un paese che ritiene strategici settori quali istruzione, università, ricerca, innovazione, può migliorare il suo sviluppo economico, può aumentare le occasioni di lavoro, può aumentare il suo livello di democrazia e di legalità.

F.to:

  1. Arturo Scotto

  2. Miguel Gotor

  3. Caterina Altamore, Coordinatrice Articolo 1 MDP Palermo

  4. Martina Draghi, Comitato promotore di LEU, Coordinatrice Articolo 1 MDP Pavia

  5. Rosa Fioravante, Comitato promotore di LEU, Articolo1 MDP zona 1 Milano

  6. Anna Starita, Comitato promotore di LEU

  7. Beppe Bagni, presidente CIDI

  8. Giuliano Laccetti, Coordinamento provinciale Articolo 1 MDP Napoli

  9. Rosalba Geraci, Articolo 1 MDP Pavia

  10. Salvatore Salzano, Articolo 1 MDP Pavia

  11. Roberta Agostini, Articolo1 MDP Roma

  12. Ferruccio Diozzi, Articolo1 MDP Napoli

  13. Alessandro Zampella, Articolo1 MDP Napoli

  14. Ilaria Visani, Coordinamento provinciale Articolo 1 MDP Ravenna

  15. Lia Grasso, Articolo 1 MDP Pavia
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